• Il dipinto ottocentesco che campeggia nella Sala Consiliare

Il segreto della Comuna

tratto da Ventaglio n. 47 

Una suggestiva passeggiata per capire l’originale storia della Comuna di Grignano, da secoli attiva all’interno del territorio del Polesine

Quello che proponiamo in queste pagine del Ventaglio è un itinerario sulle tracce del passato di una tra le zone più originali del territorio provinciale, ovvero Grignano Polesine. Lo facciamo sulla scorta di un’esperienza attuata con successo nell’autunno dello scorso anno, che ha visto giungere in paese una quarantina di persone guidate dal Dott. Giuseppe Marangoni e dal Sig. Cristiano Fenzi, rispettivamente presidente regionale e provinciale del C. T. G.

Appuntamento: davanti la sede degli Antichi Beni Originari (A.B.O) di Grignano Polesine. Obiettivo: conoscere il territorio e nel contempo capire il segreto della “Comuna”, ovvero il perdurare di una tradizione secolare, le cui origini si allacciano all’ordine dei Benedettini di Pomposa.

Ad attendere il gruppo, il Presidente dell’Amm.ne della Comuna, l’ing. Stefano Previatello, il M.o Carlo Alberto Rossi con alcuni affezionati “compartecipi”, ovvero alcuni residenti che tuttora hanno diritto al godimento della loro porzione di terreno (attualmente c.a. 3300 mq “a testa”) all’interno della vasta area rurale della comunità.

La visita, dunque, non inizia dal territorio agrario, ma dalla sede dell’A.B.O., ovvero dall’edificio in cui sono conservati i documenti e i libri contabili della Comuna. Si accede alla Sala Consiliare, abbellita da numerosi quadri, fra i quali il più significativo quello che rappresenta un benigno Abbate, attorniato da alcune figure maschili e femminili, nell’atto di firmare solennemente un’investitura.

La scena si svolge in una giornata particolare, quella in cui il massaro1 sta riscuotendo le “prediali”, ossia i tributi che ogni due mesi i compartecipi, conduttori delle “comune” (ovvero i lotti di terreno assegnati), sono vincolati a versare a fronte delle varie spese sostenute dall’Amm.ne che, di anno in anno, diventano sempre più onerose.

Ai presenti all’escursione, finalizzata a conoscere l’originale storia della Comuna di Grignano, viene esibita la vecchia urna di vetro che il 21 Marzo di ogni cinque anni serve per l’estrazione dei bossoli sotto il Pavajon per l’assegnazione dei lotti di terreno da coltivare a quanti ne hanno diritto, quali discendenti delle antiche famiglie originarie del luogo. Viene anche mostrata un’originale urna di legno a forma di imbuto che serviva per le votazioni segrete all’interno del Consiglio immettendovi dei fagioli. Appeso al muro il prestigioso fucile del guardiano o camparo ormai ridotto a perenne innocuità.

Si scende quindi al piano inferiore dov’è allestita una piccola ma significativa mostra museale: sulle pareti sono affisse, in ordine cronologico, le fedeli riproduzioni delle antiche investiture livellarie che illustrano il glorioso e travagliato percorso della Comuna durante la sua storia più che millenaria. Una storia che trae origine dalla prima investitura del 15 Novembre dell’anno 976, con la quale l’abbate Gherardo dell’abbazia di Pomposa concede ad alcuni “petitori” del luogo di godere “ad meliorandum” per 29 anni di un fondo unico, integro, chiamato Granarius, con terreni, viti, campi, prati, pascoli, boschi, arbusti scelti da far legna, nonché spazi per la caccia e pesca. Un fondo dunque che apparteneva all’abbazia pomposiana, ceduto transitoriamente (29 anni) agli abitanti della zona2.

I visitatori sono attenti ed incuriositi: alla domanda se dopo la prima investitura o petizione ne siano seguite altre, il Presidente precisa che si è a conoscenza di quelle del 1015, 1035, 1252. Aggiunge inoltre che, dopo due secoli di mancanza assoluta di documenti, si ha finalmente modo di incontrare il primo documento in diretta relazione con la Comuna di Grignano: è l’investitura livellaria del 17 febbraio 1454.

Tale atto si richiama ad un precedente livello3 del 1426, il cui testo però è conosciuto solo in sintesi e contiene un dettagliato elenco dei beni concessi dall’Abbazia agli Uomini ed al Comune di Grignano4. Fra questi una valle peschereccia di c.a. 130 ettari, malsana, acquitrinosa, interamente da bonificare detta la Communa. Nel documento è inoltre stabilito che al Monastero doveva essere corrisposto un modico canone annuo di 6 pesci cavedani e tre denari dei piccoli e, dalla scadenza ventinovennale, 45 soldi dei piccoli.

Acquisite le nozioni storiche fondamentali, la comitiva lascia la sede dell’A.B.O. per raggiungere il vicino Pavajon, lo storico edificio, emblema della Comuna, dove ogni cinque anni, nel giorno di San Benedetto, avviene l’estrazione delle sorti, ovvero l’assegnazione delle parcelle del territorio agrario agli aventi diritto.

Procedono frattanto le informazioni sulla storia della Comuna, ricordando come il territorio era stato concesso anche affinché si procedesse ad un miglioramento (ad meliorandum). Ed in effetti, dopo la suddetta investitura, gli uomini di Grignano si impegnarono con intensa laboriosità al prosciugamento della valle, raggiungendo il loro scopo in un tempo relativamente breve, considerando i rudimentali mezzi a disposizione.

E è a questo punto che sorgono dei contrasti tra gli Uomini di Grignano e l’Abbazia. La quale (preso atto dell’avvenuta bonifica) pretende, con l’investitura del 12 marzo 1494, un canone maggiore: il “terraticum” ossia l’ottava parte dei raccolti. Dal canto loro i compartecipi chiedono la suddivisione quinquennale dei terreni pur mantenendo integra tutta la proprietà. Questa investitura è fondamentale per la storia della Comuna di Grignano, anche perché per la prima volta sono menzionate le famiglie – in numero di sedici – degli aventi diritto all’assegnazione quinquennale degli appezzamenti rurali. Ma il nuovo canone è considerato troppo gravoso ed induce i coloni a sottrarsi al pagamento regolare. Ne nasce un’annosa controversia tra la comunità di Grignano e l’Abbazia (ora non più di Pomposa ma di S. Benedetto in Ferrara, che ne aveva raccolto l’eredità).

Lite rimasta pendente davanti al Pretore di Rovigo fino al 23 Aprile 1544, quando si addiviene ad una transazione, coincisa con una nuova investitura: viene fissato il canone annuo in due scudi d’oro, più 45 soldi dei piccoli alla scadenza ventinovennale, inoltre gli Originari devono versare, a titolo di risarcimento, 150 scudi d’oro per i precedenti canoni non pagati. Un altro motivo di controversia nasce frattanto tra i discendenti delle famiglie originarie e i nuovi arrivati a Grignano, che, a torto o ragione, pretendono di entrare a far parte dei diritti della Comuna. La questione si trascinò per circa due secoli dando luogo a varie rissosità. Un atteggiamento di scontro, questo, al quale è legato l’uso rusticano della “coltellina”, per cui Grignano è conosciuto ancor oggi come il paese della micidiale arma da taglio. Anche questa vertenza ebbe alla fine la sua conclusione, allorché il supremo tribunale dei Quarantia di Venezia, esaminate le investiture precedenti, con delibera del 29 marzo 1729 sentenziò l’esclusivo e legittimo godimento dei Beni ai discendenti maschi degli Originari aventi “loco et foco” in Grignano e di età superiore ai sedici anni, come riconosciuto dallo Statuto del 1642. Ma le traversie non sono finite. Non si può dimenticare il minaccioso quanto effimero esproprio napoleonico e l’infausta legge sugli “usi civici” del 17 giugno 1927 e seguenti.

Questioni risolte sempre tramite azioni legali (e a suon di quattrini). Giungiamo così ai giorni nostri, ovvero all’emendamento, risolutivo, approvato dalla Regione Veneto il 20 marzo 2012, che dichiara tutte le proprietà collettive presenti nel Veneto terreni inalienabili, inusucapiabili, inespropriabili, invendibili e immutabili, dalla destinazione prevalentemente agrosilvopastorale ossia, senza alcuna enfasi, “terreni sacri”. Preso atto con soddisfazione di questo riconoscimento di sacralità del luogo, gli escursionisti si accingono a raggiungere il territorio della Comuna. Mentre si procede lungo le carreggiate della Comuna, i visitatori vengono informati sul significato di certi toponimi come il termine “braia”5, fasce di appezzamenti separate dai relativi fossi e disposte in senso longitudinale da est a ovest. Si passa poi alla denominazione dei corsi d’acqua: la “fossa dei sabbioni” è antico paleoalveo del Po di Adria; la “fossa maestra” è il bacino maggiore con la funzione di ricevere e distribuire le acque agli altri invasi a cominciare dalla “fossa delle pioppelle” (un tempo fiancheggiata da pioppi), la “fossa dei salici” (così detta per la presenza di salici), la “fossa del moraro” (per la presenza di gelsi), lo “stagno dei maghi” (dal soprannome di una famiglia originaria vicina), il “fosso del dossello” (da dosso, zona alta) ecc.…; ed infine il “varco dei ladri”, vecchio passaggio furtivo di ladruncoli dei prodotti agricoli incustoditi. Quella della Comuna è dunque un’area che da secoli si mantiene pressoché inalterata, priva di costruzioni, dedicata esclusivamente all’agricoltura, con divisione in appezzamenti consegnati (dopo l’estrazione delle sorti) agli aventi diritto. Un’area che va tutelata, ed il progetto dell’attuale Consiglio d’Amm.ne e successivi sarà quello di realizzare una seconda bonifica: l’escavo e la pulitura generalizzata dei fossi esistenti con relativa piantumazione lungo le rive di piante autoctone come in origine. Un esperimento di recupero ambientale già avviato 20 anni orsono lungo la fossa maestra, ma che purtroppo i soliti ignoti balordi hanno vanificato tagliando di notte ben 50 rigogliosi aceri campestri, vergognoso scempio contro la natura e la buona volontà dei compartecipi, che si spera non abbia più a ripetersi.

NOTE

1. Massaro: economo della “pars massaricia” di una proprietà signorile, qui sta per segretario, amministratore.

2. Storicamente è noto che nell’alto medioevo gli imperatori di casa Sassonia, specialmente Ottone III (983-1002) gratificarono l’abbazia di Pomposa di tutta una fascia di terra compresa fra il Po e l’Adige, dal mare Adriatico fino a Mantova, in special modo il dominio eminente su Raccano e Grignano.

3. Livello o enfiteusi: dal lat. Libellum, contratto feudale relativo ad un fondo agricolo, contenente da una parte la domanda del postulante e dall’altra l’assenso del concedente a tempo indeterminato e con l’obbligo di pagamento annuale di un modico canone, anche in prodotti del fondo stesso.

4. Comune di Grignano: probabilmente è sorto intorno al XIV sec. Si trattava di un comune rustico con limitata libertà d’azione in quanto soggetto all’autorità ed alla tutela del comune di Rovigo. E’ sopravvissuto fino al 1927, quando con R.D.L. del 29 Luglio n. 1452 divenne frazione del capoluogo.

5. Braia: è una fila di appezzamenti, che parte dalla massicciata della linea ferroviaria per giungere fino ai limiti del paese, composta in media di 150 pertiche cioè di 50 comune. La comuna è divisa a partire dalla via Romana detta “Arginone” nelle seguenti braie: Argine, Braia Bassa, Braia Alta, Dossello, Val del Pra’, Val Martina, Moraro.

Carlo Alberto Rossi