Imparare l’italiano sulle ali della musica…lirica

Rovigo, Veneto –  Il successo del corso di formazione e aggiornamento per docenti di lingua italiana, sperimentato nel 2015, si è ripetuto in questo settembre 2016.  Provenienti da diverse regioni italiane, dal Molise al Piemonte, 30 docenti di lingua italiana, il numero massimo consentito, hanno presenziato  all’apertura del corso di formazione e aggiornamento in Didattica dell’italiano come L2/LS organizzato dall’Associazione Dante Alighieri, Comitato di Rovigo, presieduto da Mirella Rigobello, dal 23 al 25 settembre.  Sede degli incontri lo splendido palazzo Roncale, sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo che sostiene l’iniziativa.
 Ad aprire il pomeriggio il professor Paolo E. Balboni, con una piacevolissima  ‘lectio magistralis’ dedicata all’ Italiano per  la musica, l’Italiano con la musica, l’Italiano della musica. Riflessioni, percorsi e strategie per la didattica dell’italiano L2/LS. Professore ordinario di Didattica delle lingue moderne all’Università di Cà Foscari, Venezia, e  con un lunghissimo curriculum di interventi, ricerche, libri e  articoli, Balboni ha indicato come insegnare la nostra lingua in modo piacevole ed efficace agli studenti che frequentano le Università per stranieri e nei Conservatori di Musica, senza tralasciare l’utilità che la sua esperienza e consigli avrebbero anche con gli studenti italiani se i docenti allargassero il panorama delle loro conoscenze in campo musicale e operistico.  Un excursus svolto con verve e umorismo lungo due filoni di ricerca: la musica contemporanea – pop, rock, dark, house, metal – per citarne solo alcuni – e il filone che  ha reso l’Italia rinomata nel mondo: la musica lirica.
   Molto amata negli USA e in numerosi paesi d’Europa, la musica lirica richiede una buona conoscenza della nostra lingua e ha determinato il fiorire di scuole e corsi per apprendere l’ italiano, indispensabile per cantare e comprendere i testi. Una passione che in Italia non trova paragoni.
    “Nel mondo c’è una enorme quantità di musica italiana, ma noi non ne traiamo vantaggio per l’ignoranza della gente. Una ‘qualità’ largamente diffusa tra gli insegnanti dei licei che non sanno, ad esempio, che Carlo Goldoni ha scritto 70 libretti d’opera; Giovanni Verga  è autore del libretto di ‘Cavalleria rusticana” – ha denunciato. “L’italiano è una lingua musicale perché ha tante consonanti ed è la lingua del teatro musicale fin dal ‘700, con Monteverdi, Metastasio, Da Ponte, e, in Europa, Mozart e Gluck. Costretto a fuggire a New YorK, Da Ponte, un prete con la passione per le donne, ha cominciato a insegnare l’italiano della musica, avviando quel processo di identificazione dell’italiano con la musica” – ha proseguito.
    “Purtroppo in Italia non esiste un progetto sistematico per l’italiano nei Conservatori – ha dichiarato – e ho proposto alla Dante Alighieri di censire i Conservatori e le scuole di musica in Italia per conoscere quante di  queste realtà hanno studenti provenienti da paesi esteri. La politica italiana ha stabilito che gli studenti cinesi possano accedervi con il livello di conoscenza B1 anzichè B2, un livello molto inferiore a quello richiesto per accedere alle università in Cina.  Ne consegue che solo il 18% finiscono gli studi. La Dante potrebbe farsi carico di tutto questo in Italia e all’estero, ma non come volontariato bensì come lavoro che dà stabilità ai giovani”. Un iter già avviato in diverse università italiane per stranieri.
  ” All’insegnamento della musica, però, deve accompagnarsi quello della storia della musica e della critica musicale. Bisogna insegnare a capire l’italiano dei libretti d’opera, delle romanze singole e delle operette; dire quei testi e cantarli. Gli studenti di canto devono essere calati nelle situazioni rappresentate nell’opera: Traviata e Tosca sono donne di facili costumi, don Giovanni, di Mozart,  è uno stupratore e un assassino; i fratelli Lescaut sono due terroristi fuggiti in America.
  La canzone, invece, è parole e musica; le parole sono semplici, chiare, prevedibili e ripetitive. Ma la canzone italiana non ha grandi appassionati in America” – ha concluso Balboni.
Lauretta Vignaga

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