da sx Matteo Santipolo, Antonella Benucci, Mirella Rigobello, presidente comitato Dante Alighieri di Rovigo

Imparare l’italiano con il cinema. Dal cinema senza voce all’interlinguismo di oggi.

Rovigo, Veneto – Imparare l’italiano attraverso il cinema: una modalità piacevole e di facile approccio utilizzata da Antonella Benucci con i suoi studenti  all’ Università per Stranieri di Siena, dove si occupa di glottologia e glottodidattica. Specializzata nella  didattica della lingua italiana per stranieri, Antonella Benucci ha incontrato i soci della Dante Alighieri di Rovigo e le persone interessate a migliorare la comunicazione con stranieri presenti nel nostro paese.Aprendo il dialogo con i presenti, Antonella ha chiesto: “Perché scegliere la lingua e la cultura del cinema per uno scopo che richiede chiarezza e praticità? ”  E poi: “Quale tipo di parlato scegliere, valutando che, molto spesso, il parlato filmico 
non è ‘naturale? “
  Queste le sue risposte:  “Fino agli anni ’90, il cinema italiano ha goduto di grande prestigio e l’ impiego del testo filmico per fare lezione e la conoscenza del testo – trama facilitano l’approccio e consentono di portare in classe modelli molto approciabili che consentono di analizzare anche i comportamenti non linguistici, quali sono quelli relazionali. Un impegno che richiede tempo e competenza perché il film serve a dare indicazioni sul cambiamento storico, sociale, politico, evitandone l’uso come pretesto per fare geografia umana e antropologia. Da evitare anche l’abitudine a una lettura passiva. Inoltre, non si utilizza mai un film completo ma come portatore di messaggi adatto a più livelli di competenza”.
    Passando alla pratica del suo lavoro, Antonella Benucci ha fatto proiettare sullo schermo della sala di Palazzo Roncale, sede dell’incontro, uno stralcio dal film ‘Mediterraneo’ di Salvatores (1991) con  la scena dello sbarco. “Le prime immagini danno notevoli informazioni – ha sottolineato – e gli studenti devono diventare bravi osservatori per interpretare i contenuti e la storia raccontata. Dalle prime informazioni che l’osservazione fa rilevare, si può capire l’epoca in cui il film è ambientato e affinare le competenze interculturali. Il valore del cibo, ad esempio, aiuta a capire l’evoluzione del costume. E si può verificare come è cambiata la società, i tabù, gli stereotipi di un popolo.Caratteristiche della lingua del cinema sono: la relativa facilità grazie al parlato meno denso di quello usato nella realtà”.
   Sono stati, quindi, analizzati i vari tipi di italiano usati nei film e i periodi di riferimento. Dal 1896 al 1929,  la lingua ha avuto lo scopo di diffondere conoscenze gli uni degli altri. Era l’epoca del cinema muto, di grande qualità e apprezzato anche all’estero. Dal 1920 al 1928, inizia il filone dialettale e, con la ‘sceneggiata napoletana’ anche quello della comicità che diventerà tradizione. Tuttavia, il fatto che la lingua usata non sia traducibile lo rende difficile da esportare. Il genere comico e quello sentimentale diverranno i generi più amati dagli italiani. La diffusione del cinema, inoltre, era 
condizionata dall’uso del dialetto; se la pellicola veniva proposta a persone immigrate  era accompagnata da traduzione nei dialetti più diffusi. Nel 1930, ‘La canzone dell’amore’ inaugura il cinema parlato. Dal 1930 al 1945 viene prodotta una serie di film detti ‘dell’ italiano senza accenti’, il filone dei ‘telefoni bianchi’. Nel 1945 nasce il ‘neorealismo e i temi sociali diventano prioritari. Dal 1946 al 1959 per il cinema è il periodo dell’ italiano normale, ben scandito. Escono: ‘Pane, amore e fantasia’, ‘Un americano a Roma’ e tanti altri film ambientati nella città  eterna. E’  il periodo del dialetto italianizzato, del sud che emigra al nord, di lingue e culture diverse  messe sullo stesso piano. Per insegnare l’italiano i film di Totò sono perfetti . il napoletano è ben comprensibile, nonostante le storpiature introdotte.  Gli anni 1960 – 1974 sono quelli della ‘commedia all’ italiana’: il cinema comincia ad appropriarsi di una sua lingua; iniziano gli stereotipi sull’italianità. Il 1975 registra il diffondersi del turpiloquio. Gli anni ’80 sono quelli dei nuovi comici; il linguaggio diventa spezzettato e sincopato; difficilissimo da usare in classe. Equivoci e doppi sensi imperano. Tra il 1992 e il  2016 il cinema e la società italiana diventano plurilinguisti.  I film presentano una visione diversa della donna e registrano la presenza costante dello psicologo e dello psichiatra; il turpiloquio non ha più freni. Le pellicole  che mostrano  feste famigliari, tradizioni religiose e civili, pranzi, sono le  più adatte a diffondere  la cultura di un popolo.