La stagione lirica al Teatro Sociale: fiore all’occhiello della ‘Fiera di ottobre’

Rovigo, Veneto. 23 Ottobre 2016
La stagione lirica 2016 del Teatro Sociale di Rovigo prenderà il via il prossimo 3 novembre con ‘Il Flauto magico’, straordinaria creazione del genio mozartiano. Una data che sposta in avanti la tradizionale stagione lirica dell’Ottobre rodigino che, in passato, costituiva  l’evento di maggior richiamo di tutta la Fiera. Alla passione dei rodigini per l’opera è legata la storia del Teatro Sociale, iniziata nel 1819, quando venne completata la struttura progettata dall’ingegner Sante Baseggio, in un’epoca in cui il melodramma era considerato spettacolo meritevole della massima considerazione.
Questo tipo di spettacolo, tuttavia, aveva già una sua tradizione più che secolare nella nostra città: il primo documento che parla di uno spettacolo lirico, risale, infatti, al 1683. L’evento fu ospitato nella sala della Loggia dei Notari.
Il primo teatro di Rovigo fu edificato nel 1694 per iniziativa di Celio Campagnella. E, nonostante la scarsità della popolazione e dei mezzi finanziari, la città ebbe presto tre stagioni d’opera all’anno, la più importante in autunno, in concomitanza con la Fiera d’Ottobre. Pochi anni dopo, un secondo teatro, più capiente, venne costruito dai Manfredini, passato, in seguito ai Venezze e ai Roncale, rimanendo attivo fino all’inizio del XIX secolo.
 Ormai insufficiente ad accogliere gli appasionati di lirica, in continua crescita, fu sostituito da un terzo teatro, più grande di tutti i precedenti. Nel 1816  la ‘Società del Teatro’, costituita per realizzarlo, individuò l’area  nel luogo dove, fino al 1809, sorgeva il piccolo convento di Santa Maria ‘dei Battuti’, demolita per decreto napoleonico. Con lo stesso decreto era stata soppressa anche la chiesa di Santa Giustina e il teatro si trovò ubicato su una piazza. Il pogettista, Sante Baseggio, aveva una certa esperienza in campo teatrale per aver restaurato il teatro Campagnella e partecipato al concorso per La Fenice di Venezia con un progetto molto apprezzato. Diverse le variazioni al progetto originario e altre in corso d’opera. Il ‘Teatro della Società’ – il nome originale – aprì al pubblico nel marzo 1819 con ‘L’ombra di Fetonte’, di Sante Campioni, omaggio di riconoscenza dei rodigini per la visita in città dell’ imperatore Francesco I d’Asburgo. Il 26 aprile l’ inaugurazione ufficiale con l’opera ‘Adelaide di Borgogna’ composta da Pietro Generali, allora considerato secondo solo a Rossini.
Nel 1858 il primo restauro, sotto la presidenza del cav. Antonio Gobbatti, e l’istallazione dell’illuminazione a gas. Nel gennaio 1902, un incendio distrusse  l’edificio, costruito quasi interamente in legno per ragioni di acustica. Rimase solo la facciata e il Ridotto. Due anni dopo la ricostruzione con l’impiego del cemento armato, su progetto dell’ingegner Daniele Donghi.  L’inaugurazione, avvenuta il 12 ottobre 1904, con il teatro ancora privo della ricca decorazione che ancora oggi ammiriamo, fu affidata a Pietro Mascagni che diresse la sua ‘Iris’. Lo splendito scenario, realizzato qualche tempo dopo dai pittori e decoratori  Giovanni Vianello e Giovanni Biasin, prese a modello la grazia e l’eleganza dello stile Liberty molto di moda al tempo.
Il completamento del Sociale, però, aveva richiesto somme ben superiori alle disponibilità dei soci e del Comune e si arrivò alla bancarotta. Messo all’asta, il complesso fu acquistato da Antonio De Paoli, di Polesella. Attento al guadagno più che alla cultura e alla tradizione, De Paoli privilegiò gli spettacoli di gusto popolare senza, però, tralasciare del tutto il melodramma. Una felice intuizione che, nel 1914, determinò il debutto di Beniamino Gigli  nella ‘Gioconda’, di Amilcare Ponchielli, istaurando un forte legame di stima e affetto il tenore e la nostra cittadina.
Dopo lo stop imposto dalla prima guerra mondiale, il tempio del melodramma ripartì con programmazioni diverse: l’operetta, adatta al gusto popolare, e la prosa che viene affiancata a una stagione lirica ridotta. Negli anni ’20, un periodo di forte declino indusse De Paoli a disfarsi del teatro. Grazie al diritto di prelazione l’amministrazione comunale ne diventa proprietaria. L’avvento del cinematografo, con le sale Eden e Apollo,  peggiorò una situazione già profondamente critica. Segnali di ripresa arrivarono solo negli anni ’30, con l’amministrazione di Gennaro Nappi che ripropose programmi di buon livello, coinvolgendo le associazioni dopolavoristiche sostenute dal fascismo. Nel 1936, sull’onda dell’entusiasmo per la conquista dell’Etiopia e la proclamazione dell’ Impero, la stagione lirica iniziò con una trionfale ‘Aida’, seguita da ‘Il Trovatore’, ‘Madame Butterfly’, ‘Rigoletto’. ‘La forza del destino’, ‘Un ballo in maschera’, ‘Traviata’. Fu un successo anche la stagione di prosa con le compagnie di Cesco Baseggio e Tonino Micheluzzi.
Le difficoltà finanziarie non migliorarono dopo la seconda guerra mondiale e oltre, impedendo all’organizzazione del teatro di scritturare interpreti affermati. Negli anni recenti il Sociale è stato inserito fra i teatri lirici di tradizione. La gestione è affidata al Comune, che provvede alla manutenzione, e a un direttore artistico che si occupa della programmazione.
Lauretta Vignaga