Le meraviglie dello stato di Chu fino al 20 novembre

Dalle tombe degli antenati le testimonianze di un’antichissima civiltà
Armi, coppe di legno laccato, ceramiche, ornamenti incisi nella giada grigia, pezzi di seta damascata e oggetti della quotidianità in bronzo: solo una piccola parte di un tesoro risalente a 2500 anni fa, in mostra al museo archeologico di Adria fino al 20 novembre 2016
Adria – Una serie di tumuli eretti lungo un percorso di nove chilometri, distanziati di un chilometro l’uno dall’altro, mai ispezionati prima per il profondo rispetto del popolo cinese verso le anime degli antenati, hanno conservato intatti, per 2500 anni, oggetti e armi di un periodo  fondamentale per la storia della Cina. Il costituirsi e affermarsi dello stato di Chu, il più grande stato vassallo dell’antica Cina prima che essa fosse unificata dall’impero Quin. Durato circa 800 anni, lo stato di Chu ebbe un ruolo importante nello sviluppo della civiltà cinese e il suo sistema aristocratico introdotto durante le guerre di annessione degli altri stati, fu adottato dall’impero Quin.
I reperti in esposizione al Museo Archeologico di Adria, e nel Museo Nazionale di Este,  provenienti dalla Provincia del Hubei, portati alla luce durante gli scavi  del 2002, costituiscono il 70% del materiale finora rinvenuto e sono esposti per la prima volta in Europa, grazie ad un accordo tra Regione Veneto e la Provincia cinese del Hubei.
Chu era uno dei sette Stati Combattenti la cui durata si estese dal 1042  al 223 a.C.  Uno stato di impronta militare che inglobò tutti gli stati confinanti. Con il passare dei secoli, alle mire espansionistiche si sostituì il piacere per l’arte, la musica, la lavorazione del bronzo, della ceramica, del legno laccato, di cui sono rimasti esemplari di raffinata esecuzione, ricchi di cesellature, con i manici e i piedi ornati da soggetti antropomorfi. E i bronzi ‘yanqi’, specchi, lampade, incensieri, mestoli e armi.
Opere che la mostra di Adria offre ai visitatori assieme ad alcuni esemplari di lacche, oggetti ricavati dal legno  e dal bambù che, grazie alla laccatura, 40 strati  di una particolare resina vegetale, diventano resistenti agli urti, inattaccabili dall’acqua, dal grasso dei cibi, dall’odore delle bevande e dalle macchie. E si laccava anche la terracotta, il bronzo, il cuoio, con risultati incredibili. Straordinario l’esemplare di armatura e copricapo di cuoio ripassati con la lacca, giunti intatti fino a noi, come gli esemplari di tessuto di seta damascata, le placche e gli elementi rotondi cesellati nella giada grigia, usati come simpoli dello status delle classi sociali più alte. Sul corpo di un defunto, la giada era considerata un salvacondotto per l’aldilà.  Balestre, asce e alabarde, di metallo e legno, strumenti d’attacco dei cavaglieri in battaglia.
 Adria ed Este le sedi espositive su cui ha puntato la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo per rilanciarle verso il grande pubblico con un progetto di largo respiro che comprende il territorio dei Colli Euganei e il Delta del Po.
  La mostra di Adria rimarrà allestita fino al 20 novembre, offrendo alle scuole l’opportunità di conoscere una cultura lontanissima ma fortemente legata al territorio veneto. Il 24 settembre apertura serale in occasione della Giornata europea del Patrimonio; il 25, visite guidate gratuite. Inoltre, il 3 ottobre e il 7 novembre nuovi appuntamenti con ‘Il rituale del té e percorsi tematici, con guida, tutte le domeniche di ottobre e novembre.
Lauretta Vignaga

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