Massimo Zanetti davanti a una sua opera.JPG

Massimo Zanetti, la pittura come emozione

Rovigo, Veneto – “Quando sono davanti alla tela non ho mai un’idea o un progetto preciso. Comincio a stendere un colore, per preparare la base e, un po’ alla volta, nella mente cominciano ad affiorare immagini, luci, colori visti anche solo per pochi attimi. Scelgo un altro colore e lo stendo con pennellate larghe sopra il primo, procedo senza fretta lasciando che siano le emozioni a guidarmi”. Massimo Zanetti, pittore informale, attualmente ospite della galleria ‘Il Melone Arte contemporanea’, in via Oberdan a Rovigo, racconta così l’incipit della sua creatività. Immagini fissate nella memoria che fluiscono dai ricordi delle sensazioni provate, dal piacere o stupore che hanno generato. La mano reagisce muovendosi sulla tela, aggiungendo o togliendo porzioni di colore, rendendole più intense, cambiando la direzione della pennellata. Successive stratificazioni, di altri materiali e ulteriori ripassi di tonalità creano effetti che all’osservatore ricordano paesaggi e lagune, distese d’acqua di mare e di fiume, l’illusione di spazi innevati, da cui emergono porzioni di blu e di verde. Tracce di rosso che raccontano il fuoco dei vulcani.
    Una quarantina le opere che Massimo Zanetti offre agli appassionati d’arte rodigini; alcune di grandi dimensioni. In tutte il carattere che si impone è l’uso del colore: materia densa e concreta che si sovrappone ad altro colore rendendo scabre le superfici. Sovente, l’aggiunta di malte e colle movimenta l’intero spazio conferendo all’opera carattere tridimensionale. Altrove è la gamma delle tonalità di verde o di azzurro a creare illusioni. Pennelate grosse  che ricoprono gli strati di materia già stesi, piccoli tocchi di tonalità contrastante, sparsi qua e là suggeriscono corpo e profondità. E ciò che non ha forma diventa suggestione, illusione di prati fioriti e lagune che si increspano al soffio del vento.
  Nel gioco della sovrapposizione, l’intuizione vincente è l’imperfezione. Tracciati orizzontali e verticali che si sovrappongono o intersecano lasciando fessure e piccoli spazi da cui emerge quello che c’è sotto; il ‘prima’, che si mescola con l’adesso, in attesa di scoprire come sarà il ‘poi’.  Quello che si coglie, ma non si vede, sono ricordi – sensazioni di luoghi e cose, paesaggi vissuti, luci e ombre percepiti come reali dall’artista, che si riverberano nella sensibilità degli osservatori suscitandone l’apprezzamento.
   Inaugurata il 3 dicembre scorso e introdotta da Dario Lo Dico, la personale di Massimo Zanella, intitolata ‘La vita addosso’, si può visitare fino alla metà di gennaio 2017, dal martedì al sabato, con orario 11 – 13 e 16.30 – 19.30.
Nato a Piove di Sacco (Padova), nel 1960, Zanetti inizia la sua sperimetazione pittorica una quindicina di anni fa. Come autodidatta, segue le tecniche classiche e, nel contempo, porta avanti una ricerca continua sull’uso e la resa di materiali quali: stucco, colla, malte che, mescolati fra loro, conferiscono caratteri del tutto personali alla sua produzione.
Lauretta Vignaga