Mirella Rigobello, pres, Dante e Antonio Lodo

Per la Dante Alighieri il 2017 inizia con Francesco De Sanctis e la sua storia della letteratura

Rovigo, Veneto. Con la rivisitazione della ‘Storia della letteratura italiana’, di Francesco Saverio De Sanctis, la società Dante Alighieri, comitato di Rovigo, ha inaugurato il 2017. Una ripresa di attività e iniziative nel segno di quella che è stata, e per molti versi è ancora, la pietra miliare per lo studio della nostra letteratura nazionale. L’incontro, ospitato nella splendida sala di Palazzo Roncale, è stato guidato dal professor Antonio Lodo che ha arricchito il tema con il panorama dettagliato della situazione politica e sociale dell’Italia tra Ottocento e Novecento, di cui  De Sanctis fu uno dei protagonisti, dividendosi tra il mondo della scuola e della cultura e quello della politica.
    Nato a Morra Irpina, nel marzo 1817, in una modesta famiglia di agricoltori, Francesco Saverio inizia la formazione culturale a Napoli, con lo zio, don Carlo, che dirige una scuola privata. La preparazione, più colloquiale che tradizionale, lo avvicina agli autori di storia e letteratura di cui si appassiona. Si sposta, in seguito, nella scuola dell’abate Fazzini e, nel 1833, nello studio di lettere di Basilio Puoti, dove inizia a dedicarsi alle edizioni di opere del ‘300. Nel 1836, visita la scuola di Giacomo Leopardi che lo elogia per la sua preparazione. Tre anni dopo, apre una scuola tutta sua di lingua e grammatica e insegna ai giovani dei collegi militari.
      Il 1848 segna il suo volgersi alla politica sostenendo gli ideali liberali per i quali, nel 1850, viene arrestato e imprigionato in Castel Dell’Ovo, a Napoli. Vi rimane due anni e mezzo, durante i quali studia il tedesco e traduce la ‘Logica’ di Hegel. Liberato, nel 1853, e condannato all’esilio, fugge a Torino dove si mantiene con lezioni private e collaborazioni giornalistiche. Dal 1856 al 1859 è a Zurigo. In occasione di una vacanza in Italia, conosce Alessandro Manzoni. Ricca la sua produzione di saggi sui maggiori scrittori italiani del periodo.
   Nel 1861 entra nel 1° Parlamento italiano governato da Bettino Ricasoli come Ministro della Pubblica Istruzione. La sua visione politica, nel frattempo, muta, avvicinandosi alle posizioni della sinistra: Dante Alighieri diventa il suo punto di riferimento per la politica e la letteratura. Sostiene con forza la libertà di espressione per tutte forme d’arte: “Il critico, il letterato, deve entrare nell’opera per capire come l’autore l’ha voluta costruire”.
Negli anni che seguono diventa direttore del  ‘Giornale d’Italia’ ma non è abile ad amministrarlo. Nel 1872 ottiene l’incarico di professore di Letteratura Comparata all’Università di Napoli. Tra il 1870 e il 1872 scrive ‘La storia della letteratura italiana’. Dal 1872 al 1880, in due riprese, è  Ministro dello Stato italiano. Muore a Napoli, nel 1883, per una grave malattia agli occhi.
      Fondamentale per la conoscenza della nostra letteratura, la ‘Storia della letteratura italiana’ di De Sanctis è  articolato in 20 capitoli dei quali, gli ultimi due, relativi al ‘700 e all’ 800, sono più condensati nella materia ed esposti in maniera più sommaria per la fretta dell’editore di avere l’opera finita.
“Di testi sulla letteratura italiana ne erano stati compilati diversi prima di quello di De Sanctis e c’ erano in circolazione anche molti trattati divisi tra italiano e latino, lingua che si è trascinata fino all’800 ” – ha precisato Antonio Lodo entrando nel vivo dell’argomento proposto dalla Dante a soci e simpatizzanti. “C’era la storia della letteratura del Tiraboschi, quella di Cesare Cantù, di impostazione cattolica, e quella di Settembrini di visione laica. De Sanctis andava oltre: la storia della lingua e delle forme letterarie doveva avere impostazione storicistica, doveva essere una storia della critica e un percorso della coscienza nazionale; doveva essere il manuale per i licei. Risultò un manuale di straordinaria novità e unicità. Inizia con Ciullo D’Alcamo e la scuola siciliana e si procede con i toscani e poi Dante e fin dall’inizio viene messo in luce lo stacco tra quello che gli scrittori propongono e la realtà vera della gente comune, a iniziare dalla lingua. Nell’opera d’arte – secondo De Sanctis – ci deve essere l’uomo che l’ha scritta, che ci si sente dentro; l’opera diventa una casa vivente grazie a quello che il poeta, lo scrittore ci mette dentro. E l’opera d’arte si realizza appieno attraverso il lettore, con la rappresentazione della società a cui è indirizzata.
Il capitolo conclusivo contiene Parini, Goldoni, Alfieri e arriva fino all’800, la cui storia morale e civile emana dalla storia letteraria perchè la letteratura è veramente tale solo se  nutrita da sostanza morale e il testo di De Sanctis regala una visione di sintesi della storia D’Italia” – ha aggiunto Lodo. E ha concluso: “Con Dante L’Italia ha avuto il suo poeta; con Petrarca il suo artista. La forma è l’essenza 
dell’arte; il contenuto è l’ideale calato nella natura e nell’uomo. L’immaginazione è la prima condizione della poesia ma inferiore alla potenza creatrice della fantasia”.
Lauretta Vignaga