‘Quarant’anni di colori per creare emozioni’. Paolo Zambonin torna in Pescheria in un tripudio di bellezza.

Rovigo, Veneto –  Tre anni dopo l’ultima mostra a Rovigo, tenuta anche quella in Pescheria, Paolo Zambonin torna a esporre nella rinomata sala rodigina per festeggiare i suoi 40 anni con l’arte. Una mostra che ripropone i soggetti che da sempre caratterizzano la sua produzione e sempre hanno affascinato il suo pubblico: i fiori. Ma non è tutto. Zambonin è anche un ottimo ritrattista, come attestano i numerosi ritratti eseguiti per persone incontrate in luoghi diversi, nei posti di villeggiatura, spesso abbigliati con costumi ispirati al folclore locale. E non mancano le tele ispirate al paesaggio e le nature morte. 
   Ovunque un tripudio di colori, di luce e serenità che fa bene all’anima e allontana i pensieri cupi. Qualunque sia il tema proposto vi si intuisce la gioia dell’atto creativo, la consapevolezza dell’autore di catturare la bellezza del mondo per farne omaggio a chi si ferma e guarda le sue opere.   
   L’esposizione di Paolo Zambonin, inaugurata lo scorso 8 settembre e visibile fino al prossimo 20 settembre, con orario 10 – 12 e 16 – 19,  ha anche lo scopo di ricordare Sergio Garbato, venuto a mancare nel novembre del 2017, a cui l’artista  era legato da grande stima e sincera amicizia, rafforzata dalla quotidianità del rapporto di inquilini dello stesso edificio. Lo scrittore, giornalista, critico d’arte e straordinario uomo di cultura nell’ambito rodigino e polesano, è stato ricordato con la lettura, affidata a Massimo Contiero,  del testo da lui scritto, un anno fa, in occasione della mostra di pittura  di Paolo Zambonin, a Salara, durante la ‘ Sagra della fragola’.  “Una pitttura ricchissima di colori, di una vivezza che sembrava spingere i fiori a cercare di uscire dalla cornice” – commentava Garbato. “Fiori  colti dal pennello sempre nel momento più intenso del loro sboccire, sia che aprissero le loro corolle nel recinto di un giardino, sia che fossero spuntati sulla riva di un ruscello, sul declivio di un colle o facessero capolino da una brocca intrecciata di tralci d’uva  in una natura morta. Una pittura che non ricercava l’espressione del vero; il suo obiettivo era il piacere estetico anche quando il soggetto era uno scorcio di Rovigo o un paesaggio marino o montano” .
 Affascinati dall’atmosfera idilliaca che aleggiava in Pescheria Nuova, il pubblico, in gran parte femminile, ha manifestato con calore il proprio gradimento per l’evento artistico che segna un traguardo importantissimo per Paolo Zambonin: quarant’anni con la pittura e un ritrovato entusiasmo e volontà creativa che non teme il passare del tempo, anzi, lo sfida.
Lauretta Vignaga

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